giovedì 27 ottobre 2011

Viaggi criminali: immigrazione clandestina

INTRO

Viaggi criminali racconta esperienze al limite della legalità. O oltre il limite. In modo consapevole o inconsapevole, questo non ha importanza.


IMMIGRAZIONE CLANDESTINA

Venezuela, San Cristobal, sudovest del paese. Una simpatica cittadina colorata di banchi di frutta del mercato e da file di autobus che a suono di reggae ton si inerpicano sui fianchi delle colline. 
Ci si arriva percorrendo una delle peggiori strade del Sudamerica, un lungo sterrato di tre ore e mezza martoriato dalle buche e dalle piogge insistenti e improvvise. Un passaggio obbligato per chi sceglie di sconfinare in Colombia passando per l’entroterra.

La frontiera è poco più in la, un’ora e mezza di viaggio: si sale, si scende, si salutano le truppe in esercitazione, si rimane bloccati nel traffico di San Antonio del Tachira e poi si entra a Cucuta, primo avamposto colombiano.
Comodamente seduti su un chiassoso autobus d’altri tempi, con i sedili imbottiti stanchi e sconfitti, con la sua varia umanità di viaggiatori e commercianti, passanti e parenti, signori e popolani. Una sorta di cartolina d’altri tempi che stona con i moderni e attrezzati bus per le lunghe distanze.
Il confine quasi non esiste: è solo un attimo, un momento, un’immagine di bandiere gialle blu e rosse quasi identiche, sorelle di un passato lontano.

Io ancora non lo so, ma sono ufficialmente un immigrato clandestino. Un po’ disinformato, un po’ ingenuo. La continuità territoriale ovviamente per i turisti non vale. Dovrei andare il giorno stesso in un ufficio preposto a denunciare la mia presenza sul territorio e far timbrare il passaporto. Ma, ovviamente, visto che non ne sono a conoscenza non lo faccio. E via, in giro per la Colombia.

Qualche giorno più tardi, il momento della verità. Ponte di Rumichaca, frontiera internazionale con l’Ecuador. Questa volta i controlli ci sono. E piuttosto seri. L’ufficiale è inflessibile: non hai il timbro, non passi. Duecento dollari di multa, da pagare in città, in banca. E devi anche ringraziare di cavartela a buon mercato.

D’accordo, rifletto. Un sacco di soldi. E poi è domenica. Mattina, le sette o giù di li, vista la nottata passata in autobus. Non faccio in tempo a raccogliere i pensieri che mi si avvicina un gruppo di persone con un’improvvisa voglia di aiutarmi: posso pagare a loro centocinquanta dollari e avere il timbro subito, anche senza rifare la fila allo sportello. Ce l’hanno li, in tasca. Ed è quello originale, non mi devo preoccupare, avuto per strani contatti con l’ufficio immigrazione. O trovato nel cestino della spazzatura dello stesso ufficio, questo non mi è chiaro.

Bene, un passo avanti. Io comunque non ho contanti, e il mio bancomat in Colombia non funziona. Non c’è problema: ti portiamo in macchina in Ecuador, di nascosto, ritiri un po’ di dollari al bancomat della cittadina di Tulcan, e torniamo. A ripensarci mi sembra una pessima idea. Ma sul momento, era una prospettiva interessante.
Dettaglio, il bancomat non funziona neanche in Ecuador: mi sono appena fatto dei nuovi nemici. Torno al posto di blocco colombiano, scambio quattro chiacchere con un’altra guardia. Effettivamente ci sarebbe un modo per risolvere la questione: dare cento dollari a lui, timbro sul passaporto e via come se nulla fosse. La storia non cambia, se non altro stiamo ridimensionando il prezzo.

Da qui non ci si muove. Decido che dopo l’immigrazione, farò anche emigrazione clandestina. Mi presento in Ecuador come se nulla fosse. Nuovo sportello, nuova guardia, nuovo timbro da ottenere. La questione diventa molto più diretta: non hai il timbro di uscita dalla Colombia, devi tornare indietro e regolare i conti. O darmi cento dollari.
Ho fatto un certo tipo d’abitudine a questo genere di trattativa. E, comunque, non ho contanti.

La guardia riflette per un po’. Poi, lampo di genio. Mi manda al duty free. Compro una bottiglia di whisky, pago con la carta. Non mi faccio fare un pacchetto regalo, mi sembra troppo spudorato. Torno nell’ufficio e allungo il sacchetto all’ufficiale. Sguardo d’approvazione, sorriso, timbro. La frontiera si spalanca, posso andare, libero, comparso misteriosamente al confine dell’Ecuador senza mai essere entrato o uscito dalla Colombia.

L’ho sempre detto che non c’è nulla che non possa essere sistemato con un paio di bicchieri. O con una bella bottiglia di whisky, in questo caso.

mercoledì 26 ottobre 2011

TOP TEN: 10 consigli per una notte in aeroporto

Orari improbabili, attese, ritardi. Imprevisti dell’ultimo minuto che ci costringono a bivaccare sulle poltroncine del terminal. Ma anche scelta, libera e consapevole, per un viaggio in economia. Per evitare una notte d’ostello per poche ore di sonno.
Dormire in aeroporto è un’esperienza alla quale è necessario essere preparati: basta un pizzico di spirito d’adattamento e capacità d’osservazione per organizzare una nottata a cinque stelle anche in uno sperduto scalo low cost.

Vediamo i dieci consigli per dormire in aeroporto!

1) REGOLE – Sembra assurdo,e forse scontato, ma è bene informarsi se sia possibile dormire nel terminal. A Reykjavik, per esempio, è espressamente vietato. A Bergamo Orio al Serio il servizio di vigilanza sposta continuamente gli accampati da una parte all’altra rendendo la notte un inferno.

2) ORARI – Fondamentale sapere se l’aeroporto nel quale ci troviamo rimanga aperto tutta la notte. In caso contrario, studiare un piano di riserva. Se siamo in un grande aeroporto, può accadere che chiuda la zona dedicata ai voli nazionali, di conseguenza spostarsi agli internazionali. Scali low cost spesso chiudono dopo l’ultimo volo. Tra quelli molto noti Parigi Beauvais, nel mezzo del nulla, chiude dalle 23.30 alle 6.30. Sei ore di stop anche per Roma Ciampino, quattro per Pisa, che ha comunque il vantaggio di essere a dieci minuti a piedi dal centro della città. La visita turistica notturna è assolutamente consigliata.

3) ESPLORAZIONE – Cercare di scoprire e conoscere l’aeroporto. Spesso ci sono grandi differenze da una parte all’altra dello scalo. E spesso è più attrezzato e meno affollato il terminal degli arrivi piuttosto che quello delle partenze. Ad Amsterdam Schipol per esempio è ormai tradizionale la caccia alla famosa zona lounge, che dispone di oltre cento poltrone lettino imbottite e reclinabili. Un vero lusso gratuito per viaggiatori a budget zero.

4) DISTURBI – Valutare i fastidi che potremmo avere nel sonno: passaggio di gente, illuminazione, annunci in filodiffusione, bar con serrande che si aprono all’alba. Cercare una zona riparata. E avere sempre una buona risposta pronta per eventuali domande della vigilanza.

5) COMFORT – Prima grande verità, sdraiarsi sulle poltroncine con la seduta ondulata è il peggiore errore che si possa fare. Seconda grande verità, dormire sul pavimento sarà forse ortopedico ma anche massacrante. Un sacco a pelo, o in mancanza anche un asciugamano, saranno alleati preziosi. Fatevi un cuscino con una felpa arrotolata e infilata in una maglietta. Vestitevi comodi.
Muovetevi per tempo: spesso, specialmente nei periodi estivi, sono tanti i viaggiatori che decidono di dormire in aeroporto e pochi i buoni posti disponibili.

6) TEMPERATURA – Molti aeroporti sono tra le strutture più fredde mai costruite dell’uomo. Se la vostra scelta è stata di dormire a terra, cercate di creare un isolamento tra il vostro corpo e il marmo gelido della sala d’attesa. Il freddo si impadronisce delle vostre ossa nel sonno, senza darvi modo di accorgervene. Poco importa che abbiate con voi l’ultimo ritrovato nel campo dei sacchi a pelo da montagna o buttiate a terra uno scatolone delle patatine fritte del ristorante, fondamentale è isolare.

8) ACQUA E CIBO – Ricordarsi sempre una bottiglia d’acqua. E qualcosa da mangiare, provviste per la nottata. Non è sempre semplice trovare distributori o bar aperti 24 ore.

9) SICUREZZA - Per quanto l’aeroporto sia considerato un luogo sicuro, è sempre consigliabile dormire vicino ad altri viaggiatori. Tenere tutti gli effetti personali sotto controllo, lo zaino legato a un braccio, la borsa usata come cuscino. Se dormite con le cuffie e la musica nelle orecchie, non tenete il lettore in mano, ma sotto la maglia, o nei pantaloni. Eviterete di lasciarlo cadere in giro una volta sopraffatti dal sonno.

10) DISTRAZIONE – Un libro, un lettore mp3, una macchina fotografica, un quaderno e una penna, una scacchiera fatta con bustine di ketchup e maionese: l’importante è distrarsi. Avere un attività, un passatempo, perché se il sonno non arriva una notte è lunghissima da passare. E un modo splendido per ingannare il tempo è raccontare cosa abbiamo intorno, fotografare particolari curiosi, avere una traccia di una notte in aeroporto.

E cercare di divertirsi. Perché un’esperienza di questo tipo è la base della vita di ogni viaggiatore indipendente.

lunedì 17 ottobre 2011

Voli low cost: Vueling, dalla Spagna con furore

Nel panorama della compagnie aeree low cost, un posto di riguardo in Europa è occupato sicuramente da Vueling. Compagnia spagnola, con base a Barcellona, è da tenere in considerazione soprattutto per alcune scelte lontane dalla logica del risparmio eccessivo, con conseguenti vantaggi per il viaggiatore.

Vediamone i punti di forza:

AEROPORTI PRINCIPALI
Innanzi tutto, Vueling ha scelto di volare sugli aeroporti principali anziché sugli scali secondari come molte delle compagnie low cost. Questo significa per esempio Roma Fiumicino, Paris Orly, Barcelona El Prat. Un vantaggio da tenere presente per alcune destinazioni che spesso si appoggiano su aeroporti lontani e collegati in modo non propriamente low cost. 
La differenza è assolutamente evidente per Parigi (Ryanair serve Beauvais, 80 km e 13€ di distanza), Amsterdam (Schipol, 15 km dal centro e non Eindhoven, 120 km) e Bruxelles (Zaventem al posto del più classico Charleroi, a 60 km).

DESTINAZIONI
Le destinazioni, tante. La Spagna costellata di basi Vueling e di ottime tariffe, con la possibilità, utilissima, di vedere il calendario mensile dei prezzi. Italia, si parte da Roma, Milano, Pisa, Venezia, Verona, Napoli, Palermo. E un po' tutta Europa, con estremi Canarie e Israele.

SERVIZI GRATUITI
Lo snack e il drink a bordo. Gratuito. Una piccola attenzione che ricorda un tempo in cui era la regola, per tutti. A bordo c'è anche la tv, in inglese e spagnolo. E poi la possibilità di anticipare o posticipare gratuitamente il volo il giorno stesso. Vueling cerca gli uomini d'affari, e avere numerosi voli per al giorno per molte tratte è estremamente apprezzato. Si può fare il check-in online o ricevere la carta d'imbarco sul cellulare. La tecnologia esiste, usiamola.
Bagaglio a mano, classico, 10 kg. Consentito un secondo bagaglio a mano più piccolo, come una borsetta, una videocamera. Bagaglio da stiva, 23 kg.


SERVIZI A PAGAMENTO
Il volo può essere personalizzato: scegliere il posto a sedere, avere più spazio per le gambe, avere un posto vuoto a fianco. Per pagare c'è la solita commissione per le carte di credito: come sempre conviene la carta di debito (tipo postepay), 5.50€. Esiste anche una Visa Vueling, con commissione zero. 
E poi c'è l'immancabile possibilità di fare acquisti a bordo, se non ci si è ancora disintossicati dalla frenesia dello shopping.

Una piccola compagnia che pensa in grande, un'attenzione al viaggiatore inaspettata e un servizio di prim'ordine per un gruppo low cost.

sabato 15 ottobre 2011

Riga: la Parigi del nord in formato low cost


Quanto erano belli i favolosi anni ottanta. La discomusic, gli abiti esagerati, una sorta d'idea della società che si mostra e si esibisce, si circonda di status symbol, di oggetti inutili che tutti devono avere. Uno stile di vita che risplende nel momento stesso in cui si esaurisce, con tanto di battito di mani finale e velata malinconia.


Ecco perché ritrovarsi i favolosi anni ottanta sotto gli occhi da solo la sensazione di polvere sul viso, colori sbiaditi sulla pelle, tristezza nel cuore. Mi è successo camminando tra le vie del mercato di Riga. Dove tutto sembra essersi fermato ai favolosi anni ottanta. E dove l' aggettivo favoloso riesce solo ad essere una perfida ironia.

LA CITTA'
Riga è una città strana, curiosa. Oltre settecentomila abitanti, capitale della Lettonia. Una città in cui senti il profumo del mare ma non lo vedi, perché è qualche chilometro più in là, a Jurmala, località turistica dalle spiagge immense. Cammini per le strade del centro e ti senti in un'altra epoca: le strade sono strette, medioevali, fiancheggiate da edifici in stile art nouveau. Il duomo è romanico, gotico, barocco, un insieme di stili indecisi e rimaneggiamenti. Non è raro svoltare l'angolo e trovare un palazzo diroccato con le travi di legno in bella mostra. O profili di case tutti differenti, ondeggianti, squadrati.

E poi la gente. Lettoni per la metà, un altra metà di russi, tante minoranze. Limousine di qualche ricco imprenditore d'oltre confine venuto per una serata di eccessi. Perché la vita costa poco, e dall'altra parte c'è la Russia, che per molti anni ha dettato leggi e costumi su questa piccola repubblica baltica.

LA NOTTE
La sera è piuttosto animata, nonostante le temperature: il centro storico è animato da gente del luogo e turisti equamente mescolati, vista la presenza di numerosi ostelli e guesthouse. Pub, bar, take away, alcol che scorre per scaldare i cuori e i volti nelle notti fredde del nord. Tutto rigorosamente low cost.
Per la cena sono stato in un luogo curioso, tale Lido Dzirnavas, una sorta di catena che imita la tradizione strizzando l'occhio al turismo. Costumi tipici e pietanza a buffet. Oppure ci si può servire a un qualsiasi self service del centro un bel piatto di pelmeni, che noi potremmo chiamare tortellini in versione russa. 
Da provare un drink particolarissimo, tale 'apple pie'. Vodka, succo di mela e cannella in polvere. Voilà.

TRASPORTI
Si cammina bene, per la città. Sicuramente a piedi è il modo migliore per conoscere gli angoli più inaspettati. Per fuggire sulla spiaggia di Jurmala sono una quarantina di minuti in treno, che parte ogni mezz'ora dalle 5 di mattina alle 11 di sera, e costa 1 lat, circa 1,40 euro. 


L'aeroporto è raggiunto dalle principali compagnie lowcost, per arrivare in centro c'è un bus pubblico, il leggendario numero 22, 0,5 lat (70 cent) il biglietto alle macchinette, 0,7 lat direttamente dall'autista. 
E per chi ha voglia di proseguire il giro delle repubbliche baltiche, una capatina alla stazione degli autobus sarà una lieta sorpresa: rotte per decine di città e diverse compagnie tra le quali scegliere, tra cui la onnipresente Eurolines.

CONCLUSIONE
A lato del terminal degli autobus, il famoso mercato di Riga. 
Una donna ha il fazzoletto in testa, il volto segnato, e sul carretto decine di pupazzi fosforescenti, accesi, improbabili. Un uomo vende cd dalle copertine ingiallite dal sole, accanto a banchi di verdura dove tutto è coperto di terra. Come se nulla cambiasse da quando una carota è immersa nel suolo a quando arriva sulla tavola: un' immagine d'altri tempi che mi riporta alla realtà della città nella quale mi trovo. E mi fa dimenticare quella fila di bancarelle di giubbotti di pelle così dannatamente anni ottanta.


SOUNDTRACK: Lamb - Gorecki (GUARDA VIDEO)

venerdì 14 ottobre 2011

Couchsurfing, di divano in divano in giro per il mondo


Forse i social network un giorno cambieranno le nostre vite. Ma una community che ha già cambiato la mia, di vita, è sicuramente Couchsurfing

In breve, un sito che raccoglie tutti coloro che nel mondo sono predisposti a incontrare gente nuova, altre culture, a viaggiare per vivere realmente la realtà che ci circonda. Ogni iscritto offre il proprio divano a chi cerca ospitalità, crea un profilo e può essere ospitato in tutto il mondo. Può anche solo offrirsi per prendere un caffè con i viaggiatori o mostrare loro la propria città. Una volta in Spagna, Groenlandia, Nuova Zelanda può contattare chi ha un divano libero. Viaggiare a costo zero e incontrare chi vive nel paese che si sta visitando. Ogni città organizza poi incontri, feste, aperitivi.

Costruire un mondo migliore, un divano alla volta. Questo lo spirito di Couchsurfing che, nonostante le recenti polemiche per l'ingresso in campo di investitori di famosi colossi del web, continua ad essere un punto d'incontro per chi crede nelle persone, nei viaggi come esperienza, nel mondo sempre più vicino e interconnesso. Tre milioni di iscritti, quasi centomila solo in Italia.

Un modo per risparmiare denaro ma, attenzione, questo è solo l'aspetto meno importante. Perchè la possibilità di entrare in contatto diretto con chi vive nella città che stiamo visitando non ha prezzo. E' uno sguardo autentico e reale, anche quando per esempio la Scozia vi viene raccontata da un ragazzo del Paraguay trasferitosi per lavoro, o quando passeggiate sulle rive della Senna parlando portoghese con un austriaco che è stato in vacanza in Brasile. Ed è altrettanto entusiasmante ricevere nella propria abitazione un viaggiatore, con la sua cultura, i suoi racconti, per condividere una cena o girare a zonzo tra i monumenti della città. Poco importa che abbiate un divano, o una camera degli ospiti, o soltanto un piatto di pasta da offrire, tutto è chiarito in anticipo, tramite mail o messaggi sul sito.

E il tutto con un buon livello di sicurezza: ogni iscritto scrive infatti un commento sugli altri iscritti che incontra, creando una sorta di processo di feedback e certificazione continua. E, perlopiù, la maggioranza delle persone sono straordinarie. Perché hanno un'apertura mentale, una sete di conoscenza, che non è semplice riscontrare nella quotidianità.

Una comunità in continua espansione che parla decine di lingue, cucina sushi e kebab, spaghetti e paella. Un’opportunità per chi desidera fare della propria casa il centro del mondo. O per chi vuole saltare da un divano all’altro in giro per il mondo.

Perù: Lago Titicaca e isole galleggianti


Ci sono la spiaggia, le panchine, i chioschi dei gelati. Ma non e' la riviera adriatica. L'aria e' quella frizzante di una mattina da settimana bianca, le palme lasciano il posto agli aghi d'abete che pungono l'acqua. Quasi quattromila metri e un lago del quale non si vede la fine.

La mattinata ha inizio con un'escursione alle leggendarie isole galleggianti del lago Titicaca, abitate da simpatici andini che vivono di pesca e turismo. Nei loro abiti sgargianti e con i cappelli piccoli appoggiati sul capo non sembrano essere troppo a disagio di fronte alla nostra barca da arrembaggio carica di cileni e macchine fotografiche.

I simpatici andini viaggiano sul lago con le loro barchette e trainano enormi zolle di una pianta che galleggia sull'acqua e si circonda di terra e radici. Le legano assieme, fanno un bel pavimento di canne e bambu', e vivono tranquillamente pescando e intrattenendo i turisti. Se il vicino non e' particolarmente socievole, nella notte tagliano l'isola in due e se ne vanno galleggiando.

Il problema e' che i simpatici andini sono un po' troppo simpatici. Ernesto, il presidente dell'isola, ci porta a fare un giro con la sua barca. La sua Mercedes Benz, dice lui. Le donne intanto cantano per salutarci, in aimara, la lingua tradizionale. E concludono con un notevole riarrangiamento di 'Vamos a la playa' per voci e percussioni.
Vittime e protagonisti di un turismo ottimizzato, i simpatici andini riprendono la loro quotidianita', esercitandosi nell'intero repertorio dei Righeira e stendendo i loro vestiti sgargianti alla vista dei turisti.


CALLEJERO TIPS 

Sono due le destinazioni d'obbligo sul lato Titicaca. Puno, dal lato peruviano, da dove sono partito per questa escursione alle Islas flotantes de los Uros. Sulla maggiore delle isole, al bar, è possibile farsi timbrare il passaporto per avere un ricordo di questa ridente comunità. Per la cronaca, 15 sol, circa 4 euro, partenza direttamente dal porto o dal terminal dei bus. Seconda destinazione, sul lato boliviano, Copacabana, con notevole vista panoramica dalla cima della collina santuario che domina la baia.

SOUNDTRACK: Righeira - Vamos a la playa (GUARDA VIDEO)

martedì 11 ottobre 2011

Asia e compagnie aeree low cost

Il sudest asiatico ha sempre rappresentato una destinazione d'obbligo nella carriera di un viaggiatore backpacker. Vuoi per i suoi splendidi paesaggi, per la differenza di sguardi, immagini, colori dalla quotidianità occidentale, o per la possibilità di vivere ed esplorare a prezzi estremamente contenuti.
Da pochi anni c'è un'ulteriore buona notizia: stanno nascendo, passo dopo passo, le compagnie aeree low-cost, un tempo appannaggio esclusivo del vecchio continente. L'Oriente a portata di mano, con le sue immense distanze, le sue coste allungate che si gettano nell'oceano e la vastità della sua cultura.

La prima cosa importante è avere chiara la geografia di questo angolo di mondo; la seconda, il tragitto che vogliamo seguire. La terza, conoscere AirAsia e Tiger Airways.

AirAsia è un colosso dell'aviazione mondiale. Avamposti europei a Londra e Parigi; per curiosità ho cercato oggi un volo per Bangkok, 300 euro. E poi destinazioni infinite. Dalla Malesia in Vietnam per 20 euro, in Giappone per 60. Per chi ha voglia di evasione totale anche Iran, Teheran. O addirittura Australia, Perth, Melbourne.
Altri esempi, da Singapore a Phuket per 40 euro, voli interni in Malesia a partire da 9 euro. Prezzi che aprono infinite possibilità, soprattutto per chi preferisce vivere le grandi città piuttosto che i lunghi viaggi via terra.

Altra compagnia interessante Tiger Airways, con base in Singapore e un raggio di destinazioni che copre dall'India alle Filippine, dal Taipei all'Australia.

Ultimo ostacolo: trovare l'occasione per fuggire dall'Europa. Oltra alla già citata AirAsia è buona norma tenere sotto controllo BluExpress, che da Milano vola in Thailandia a Bangkok e Phuket e in Birmania, paese splendido che da poco si sta aprendo al turismo e conserva quindi ancora un'atmosfera incantata e sognante.

Non resta quindi che fare le valigie e lasciarsi ispirare dal fascino dell'Oriente!

venerdì 7 ottobre 2011

Pamplona: la corsa dei tori

Alle 7.30 di mattina a Pamplona c’è uno strano fermento. Trenta minuti alla partenza della leggendaria corsa dei tori, una prova di coraggio per i giovani locali e per i turisti di ogni parte del mondo alla ricerca di adrenalina. Ma facciamo un passo indietro.
Luglio, festa di San Fermin, dal 6 al 14. Dal sito ufficiale: “per definizione, San Fermin è sinonimo di festa per le strade. E’ una mescolanza di carnevale, baccanale e divertimento favorita, perché no, dalla generosa assunzione di bevande alcoliche”.
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La prima cosa che capisco è che non si potrà rimanere sobri. La seconda, che non posso restare vestito come sono. Tutti indossano il costume tradizionale della festa. Pantaloni bianchi, maglietta bianca, fazzoletto rosso al collo e fascia rossa in vita. Fortunatamente la città è piena di negozi improvvisati pronti a vendere i pezzi di abbigliamento mancanti. Scelgo il kit completo più semplice che c’è: me la cavo con dieci euro totali, concedendomi tralaltro il vezzo di una fascia con stemma della città ricamato.

E mi confondo tra la folla. La giornata scorre tra un bicchiere e l’altro, concerti, parate, artisti di strada. La cittadina è ordinata, cordiale, simpatica, permeata di cultura basca, simile ma distante dalla Spagna che tutti conosciamo. La grande attesa è per l’encierro, la corsa dei tori, la prova di coraggio mista a folklore che si tiene ogni giorno alle otto di mattina.
In realtà, si tratta soltanto del trasferimento dei tori dal recinto in cui si trovano all’arena, dove alle cinque del pomeriggio combatteranno (se si può definire combattimento un animale mandato al macello) con i toreador.

Sei tori, più tre buoi. E altri tre buoi liberati due minuti più tardi. La tradizione è correre davanti agli animali che attraversano le vie della città. Veloce ricognizione del percorso che affronterò la mattina seguente. Abbastanza tecnico, pavimentazione irregolare, transennato per tutta la sua lunghezza con la possibilità di saltarne fuori con facilità. Certo, per gli uomini, non per i tori. Tranne un lungo rettilineo in una stretta strada principale, muro di qua e muro di là, porte dei negozi difese con tavole di legno, nessun luogo dove ripararsi. Credo che la difficoltà maggiore sarà la mischia alla partenza, e la prima curva, stretta, nella piazza del comune. Dicono anche che negli ultimi anni la pavimentazione è stata resa meno scivolosa, credo che comunque dovrò montare delle gomme con un buon rapporto aderenza/velocità. Pardon, scarpe.

Mattina seguente: ore 7.30. C’è grande fermento per le vie di Pamplona. Folla di curiosi assiepati ai due lati del percorso. Mi infilo tra le transenne e via, verso la partenza. Un gruppo fin troppo eterogeneo di aspiranti temerari: ci sono ragazzi ubriachi, appena usciti dalla discoteca, sportivi che scaldano i muscoli, vecchietti rilassati con un lungo curriculum di corse dei tori. Tutti in divisa bianca, fazzoletto rosso al collo e fascia rossa in vita. Giornali arrotolati in mano, per distrarre o indispettire gli animali, non è chiaro. Linea di partenza: mi concedo qualche metro di vantaggio, testa del gruppo, per quanto immagino di essere leggermente più lento di un toro nero di seicento chili. Pronti a scattare: era dalla corsa campestre delle scuole superiori che non sentivo questa ansia da pre competizione.

Ore 8. Tutti i corridori chiedono la protezione di San Fermin, prima in basco e poi in spagnolo. Silenzio. Uno sparo, l’inizio ufficiale. Tutti scattano in avanti, ma non corrono seriamente, solo pochi passi a ritmo blando, si guardano attorno, scrutano in fondo alla via segni di movimento. Un rumore assordante di zoccoli comincia a crescere nell’ansia generale, gli occhi degli spettatori arrampicati sulla staccionata si illuminano. E’ ora di correre, seriamente, adrenalina a mille. Chi me l’ha fatto fare. Alla prima curva, quella insidiosa, sento una presenza inquietante alle mie spalle; un toro enorme mi passa accanto, sento sbuffi di fiato e grida, persone appese alle transenne di legno, folli che tentano di schivare all’ultimo momento il tornado che sta per abbattersi su di loro. Vedo un ragazzo volare. Giuro. Ha la maglietta aperta in due. Sono appiattito da un lato, il toro non mi cerca, corre, dritto e senza pensieri, al centro della strada. Non gliene importa nulla della gente, è solo un enorme inquietante animale che fa la sua sfilata e castiga chi si intromette nel suo cammino.
Si riprende a correre. Sono poco di più di ottocento metri fino all’arena. I tori vengono fermati a metà percorso, la gente passa e poi si riparte. Animali superbi che mostrano forza ed eleganza. E non si può che sentire un tuffo al cuore quando, una volta nell’arena, si realizza che il loro percorso è finito. Ultima corsa sul tappeto rosso della celebrità, e nel pomeriggio la corrida.

Una tradizione che esprime a pieno lo spirito di una festa al confine tra eccesso e splendore.
Tre minuti in equilibrio tra follia e razionalità. 

CALLEJERO TIPS
La corsa dei tori è un'esperienza che comporta un certo pericolo. Il problema maggiore è che molte persone la affrontano in stato di ubriachezza, aumentando il rischio per se stessi e per gli altri. Il consiglio è di trovarsi in buona forma fisica e lucidi. Non esagerare nell'essere temerari; basta appiattirsi da un lato al momento giusto per evitare la maggior parte dei problemi.

SOUNDTRACK: Estopa - Vino tinto (GUARDA VIDEO)

giovedì 6 ottobre 2011

Bolivia: Salt lake tour


Ci sono tante meraviglie del mondo delle quali ignoriamo l'esistenza. Tanti modi coi quali la scienza puo' sorprendere e inventare luoghi insoliti e particolari. Sono andato a vederne un po': tre giorni di jeep nel sud della Bolivia, bei compagni di viaggio e paesaggi mozzafiato.
Si parte da Uyuni, nel sud del paese. Villaggio da film western, con strade polverose che si incrociano, un campanile ingiallito, un saloon e la stazione delle diligenze. No, beh, degli autobus. Che sono il mezzo più efficiente per muoversi in Sud America. Ma l'itinerario che stiamo per affrontare è possibile solo in jeep, e presto capirò il perché. Quindi addio libertà ed eccomi con una guida, un gruppetto di sette persone, e un mezzo 4x4 con provviste e taniche di benzina sul tettuccio. Per la cronaca, pacchetto tutto incluso 600 bolivianos per tre giorni, circa sessanta euro, ragionevole.

GIORNO 1
Oggi scopriremo come rendere visibili sostanze disciolte in un liquido attraverso un semplice procedimento. Mettete un centimetro d'acqua di mare in una bacinella sotto il sole e vedrete cosa vi resta. Una sottile crosta di sale. Adesso ripetete il procedimento con un mare di dodicimila chilometri quadrati e aspettate un milione di anni. Il risultato e il Salar di Uyuni: una distesa bianca e compatta di sale che sembra non avere fine, con uno spessore che varia tra pochi centimetri e quindici metri, e un'ampiezza di centottanta chilometri. L'aspetto piu' interessante e' che nella stagione delle piogge il sale non lascia che l'acqua si disperda, e crea un immenso specchio che confonde il cielo con la terra. L'esperienza di attraversare il nulla sul tetto di una jeep tra spruzzi d'acqua e riflessi innaturali credo non abbia prezzo. 

Per i più modaioli visita all'albergo di sale, con sculture di sale, panchine di sale, letti di sale. D'altronde la materia prima non manca. La guida appronta il pranzo su un tavolo di sale. Le battute sul -è troppo salato?- si sprecano. 
Nel pomeriggio si risale a bordo, il fuoristrada è letteralmente ricoperto da una crosta bianca di salsedine, e sfreccia su un'autostrada che in realtà è una striscia di terra battuta. Lo stereo suona 'Super bailables del año 2010' e il tramonto colora in modo straordinario le montagne attorno. 

GIORNO 2
L'acqua grande protagonista della scienza. Lasciate che alcune tonnellate di magnesio si depositino sul fondo di una laguna ed ecco che, a determinati orari del giorno, l'acqua diventera' color smeraldo. L'incredibile Laguna Verde, persa tra le montagne della Bolivia, e' uno spettacolo da non perdere. E poi la Laguna Rossa, per i pigmenti rilasciati da una particolare alga, e quella Gialla, quella Celeste. Un'immensa tavolozza poggiata tra cupe montagne con i cocuzzoli innevati e stormi di fenicotteri rosa che svolazzano allegramente.

GIORNO 3
Sveglia alle 4, colazione con pancake e dulce de leche che immediatamente mi mettono di buono umore; mancanza di sonno, notte passata in una specie di rifugio per viaggiatori, letti ammassati uno accanto all'altro, servizi igenici all'aperto e un secchio d'acqua gelata. Fantastico. Ovviamente, senza elettricità, se non un piccolo generatore per le lampadine che rischiarano la tavola imbandita. Nello spiazzo di fronte le guide scaldano i motori: quattro o cinque jeep pronte a infilarsi sul fianco della montagna su strade sterrate e atmosfere innaturali.

Dopo circa trenta minuti di viaggio inizia ad albeggiare, e i primi timidi raggi di sole illuminano in controluce sbuffi di fumo e geyser. Odore di zolfo, panorama da nascita della terra. Le ruote del fuoristrada seguono una rotta tortuosa sugli altipiani e, verso le sette, arriviamo ad una sorgente naturale d'acqua calda. Bagno in una vasca naturale d'acqua a trentotto gradi, a 4890 metri d'altitudine. Record personale. Gente in costume da bagno e altri con sciarpa e cappotto. E poi giu', per strade di terra e pietra, tra lama che brucano indisturbati, ritorno ad Uyuni. Si conclude l'avventura. Ai limiti del reale, dell'immaginazione. Una terra di meraviglie.

SOUNDTRACK: Daniel Calderon y los gigantes - Yo te vi (GUARDA VIDEO)

lunedì 3 ottobre 2011

Finlandia: Tampere, incanto naturale

Tampere è stata amore a prima vista. Quando è spuntato questo nome tra l'elenco delle destinazioni low cost, non ho potuto resistere. Ci andai la prima volta con un volo da Dublino, tre ore di traversata più due di fuso orario, il che ti restituisce l'impressione di un volo infinito, cinque ore, una distanza impensabile in Europa. E dieci euro di biglietto, giusto per la cronaca. E poi la Finlandia è un paese fuori dal tempo. Per la sua posizione geografica, più a nord di qualsiasi città in cui siate stati, per i volti di ghiaccio dei suoi abitanti, per le distese di laghi, fiumi, foreste. Quando l'aereo inizia a planare l'impressione è che non riuscirà mai a centrare la sottile striscia di cemento della pista nel mezzo del nulla, tra acqua a chiazze sulla cartina geografica e le punte scure di pini e abeti.

TRASPORTI
L'aeroporto è formato da due stanze e un parcheggio, con un autobus blu che in poco più di venti minuti vi scarica nel centro città, al costo di 6 euro a passeggero. E poi si cammina. Perché la cittadina, la terza del paese con i suoi duecentomila abitanti, è piacevole, ordinata, semplice. E in dieci minuti si passa da un lato all'altro del centro. Anche perché, diciamolo, con il prezzo del trasporto urbano a 2,50 euro è meglio farsi una sana camminata. 

COSA FARE
Il costo della vita non è certo dei più bassi; vediamo quindi qualche accorgimento per una visita da vero viaggiatore low cost. La bellezza maggiore di Tampere e della Finlandia in generale è la natura. E la natura è gratis. La città è nata sulla lingua di terra che separa due splendidi laghi. Il lago nord, il Näsijärvi, ha un colpo d'occhio di grande effetto. Si raggiunge camminando per pochi minuti a fianco delle rapide Tammerkoski, create dal dislivello tra i due laghi e sfruttate ora come fonte idroelettrica. Non è raro trovare qualche vecchio pescatore sulle sue sponde o vedere un salmone affacciarsi tra le pieghe della corrente.
Il lago a sud, Pyhäjärvi, è consigliato per una passeggiata naturalistica, con sentieri predisposti e attrezzati. Immancabile una visita alla vecchia torre panoramica, Näkotörni, 85 metri di pietra, dalla quale si gode una splendida vista della città e dell'altra, moderna e girevole, torre panoramica! Nel bar accanto una vecchia signora con il suo registratore di cassa d'argento d'altri tempi dispensa caffè (kahvi) e ciambelle (munki). 

E nel pomeriggio, attorno al Tammerkoski, la cittadina si anima di un'inaspettata vitalità. Visto che la notte d'inverno arriva verso le 15.30 (come d'altronde d'estate non prima delle 23), la divisione giorno/notte ha un confine molto labile. E la temperatura gelida invita a scaldarsi il corpo e l'anima con un bicchiere di sidro o uno shot di vodka finlandese. Assolutamente consigliato il Paapan Music Bar, praticamente sulla via principale all'incrocio con il fiume, ottimo live pub con bell'atmosfera.

Per concludere e vivere appieno lo spirito di questa parte di mondo, non si può rinuciare all'esperienza di un'autentica sauna finlandese con tuffo nel lago ghiacciato. Vi rimando a questo post per comprendere appieno l'aspetto straordinario di questa abitudine nordica.

CALLEJERO TIPS
Per viaggiatori risparmiatori incalliti: in Finlandia il riciclaggio è all'ordine del giorno. Nei supermercati è spesso presente una macchina che raccoglie rifiuti e elargisce una piccola ricompensa. 15 centesimi per una lattina e 35 per una bottiglia. Certo, è difficile trovare in giro lattine abbandonate: ma la soddisfazione che danno pochi euro in un viaggio low cost è un esperienza da vivere assolutamente.

SOUNDTRACK: Loituma - Levan polka  (VEDI VIDEO)

domenica 2 ottobre 2011

Low cost e bagagli a mano: istruzioni per l'uso

CAPITOLO I - Norme generali e Ryanair

Aeroporto. Il vostro biglietto stampato e piegato nascosto nella carta d'identità, al sicuro nella tasca dei pantaloni o nella seconda tasca interna della borsetta. Occhi di ghiaccio della signorina al banco accettazione. Fatica a deglutire. Lo sapete, ne siete consapevoli. Questa volta avete rischiato troppo. La valigia è bella confezionata, scorre senza fatica sul nastro trasportatore. Ma quel trolley. Rosso, fiammante, acquisto ricordo di un estate in Grecia. Vorreste spacciarlo come bagaglio a mano. Ma l'immagine del display della bilancia di casa, quella bianca accanto al tappetino del bagno, vi assilla. Diecichiliduecentogrammi. 
La signorina piega il collo verso sinistra, reclina leggermente la testa indietro. Vi indica la gabbia. Dove infilare il bagaglio a mano, 55x40x20cm, non si sfugge. E se siete in Italia forse non controllerà il peso, massimo 10 kg. E voi non sarete costretti a ingoiare in due minuti quei quattro panini con la cotoletta che vi eravate portati per l'intero viaggio e che farebbero passare l'ago della bilancia oltre il limite consentito.

Sempre più restrizioni, controlli sempre più fiscali, si moltiplicano i racconti di imbarchi negati e sovrattasse da pagare. Ogni compagnia con le proprie regole; ma come sempre è Ryanair a spianare la strada, addebitando la bellezza di 40 euro in caso di dimensioni o peso eccedenti. E attenzione! Per la compagnia irlandese è consentito il trasporto di un solo bagaglio a mano per passeggero. Uno. Il che significa che qualsiasi oggetto aggiuntivo, sia una borsetta da donna, un marsupio da uomo organizzato, una fotocamera, un pc portatile, devono essere contenuti nello stesso unico bagaglio. E poi liquidi, gel, creme. Chiusi in un sacchetto trasparente richiudibile della capacità massima di un litro. Insomma, una bustina da freezer di circa 20x20 cm. E ogni prodotto massimo 100 ml.

QUALCHE CONSIGLIO PER SUPERARE LO STRESS DA PRE IMBARCO

Verificate le dimensioni del vostro bagaglio a mano. Scegliete preferibilmente una valigia morbida, è molto più semplice spingere un corpo che accetta modificazioni di forma nella 'gabbia' piuttosto che un trolley rigido. Se proprio ci tenete a viaggiare con flacone convenienza di shampoo e balsamo, metteteli nel bagaglio da stiva. Se non avete bagaglio da stiva, non portateli proprio, meglio qualche bustina. E ricordatevi che spesso è molto più pratico prendere certi articoli una volta giunti a destinazione, piuttosto che calcolare i volumi dei liquidi per effettuare simulazioni nel salotto di casa. Ultimo accorgimento, anche una bottiglia di vino tipico è considerato un liquido a bordo. Quindi non nel bagaglio a mano. Ma questa volta, invece che rinunciare, potrete fare incetta di sangria in bottiglie a forma di toro subito dopo il posto di controllo. Nel favoloso mondo del duty free.

vedi anche: Come sconfiggere Ryanair in dieci semplici passi

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