giovedì 29 settembre 2011

Bhutan: la ricerca della felicità

Felicità interna lorda. Gross national happiness. Esiste, a quanto pare, un luogo nel quale la ricerca della felicità e la qualità di vita sono più importanti della crescita economica.
Inizio degli anni settanta, Bhutan, il paese del drago tonante. Un angolo di mondo a ridosso dell'Himalaya, appena sotto il Tibet, guardando l'India in alto a destra, per capirci. Il re Jigme Singye Wangchuck decide che il suo paese, il Bhutan, diventerà un angolo felice di mondo. I princìpi che tuttora muovono ogni azione del governo locale sono economia sostenibile, assistenza sanitaria, servizi di base e istruzione per tutti, conservazione della cultura e delle tradizioni.
Lo chiamano anche 'la Svizzera d'Oriente'. E nel vedere yak a zonzo in valli verdeggianti, torrenti e cascate, monasteri bianchi e oro e cime millenarie nascoste dalla vegetazione non si può che approvare questa definizione.Un paese fiero del suo isolamento, uno scorcio di medioevo nel centro di un continente caotico: abiti tradizionali obbligatori, gli uomini con il gho e le donne con la kira, televisione vietata fino a pochi anni fa, quando è stato istituito un canale nazionale in lingua dzongkha e inglese. Vietato fumare, ovunque. E turismo elitario.

Potrà sembrare strano, ma visitare il Bhutan è estremamente costoso. Non sono ammessi viaggiatori indipendenti. E occorre pagare una tassa di soggiorno, che parte da 200 dollari a testa al giorno (per gruppi di almeno quattro persone), comprensiva di vitto, alloggio, trasporti. Tutto organizzato, a discrezione delle agenzie. E venti dollari per il visto, con validità massima di quindici giorni.
Pochi turisti, inquadrati, portati a spasso per le vette a visitare gli innumerevoli dzong, monasteri fortificati aggrappati disperatamente ai fianchi delle montagne. In un paese senza tempo, volutamente distante da tutto e tutti, senza folle di venditori di strada, senza semafori, senza contatti con il mondo esterno. Un paese che cerca la felicità, e forse, a volte, riesce anche a trovarla.

SOUNDTRACK: Tan Dun - For the world (VEDI VIDEO)

Perù: Inka Jungle, la strada dell'avventura verso Machu Picchu


Il dilemma riguardo la strada da intraprendere per raggiungere la meraviglia di Machu Picchu attanaglia il viaggiatore esperto come il backpacker alle prime armi, entrambi fortemente determinati a non seguire la massa e il monopolio dell'itinerario turistico. Un'idea per sfuggire alla logica di mercato è l'Inka Jungle, percorso tra sport e avventura che ricalca in parte la traccia del leggendario Inka Trail. Di base, occorre solo sapere tre cose prima di partire alla volta delle rovine Inca: primo, l'Inka Trail ha un prezzo spropositato rispetto al costo della vita peruviano, vagamente attorno ai 500 dollari per quattro giorni di escursione. Secondo, l'Inka Trail in febbraio è chiuso. Terzo, febbraio è il mese delle piogge ma, personalmente, vivamente consigliato.
Detto questo, ecco il racconto di quando mi sono trovato precisamente in febbraio in partenza da Cuzco.

PROLOGO
Sulla cima di una montagna, a 4300 metri, un uomo in bicicletta guarda perplesso lo strapiombo che si trova di fronte. Piove, l'aria fredda e la nebbia ricordano una tappa del Giro d'Italia da periodi epici, quelli con un solo uomo al comando nella sua maglia bianca celeste.
Ha inizio una quattro giorni di fuoco. Mi sono concesso un tour organizzato (per completezza d'informazione, 160 dollari tutto incluso), lontano pero' dalle logiche del mercato che vedono un treno cileno inglese accaparrarsi il fiume di turisti che si riversa su Machu Picchu. Si parte dalla cima di una montagna, dopo alcune ore in minibus. Ci si butta per ventotto chilometri di tornanti mozzafiato in bicicletta. Poi si cammina. Due giorni, nella giungla, lungo il fiume Urubamba, sul fianco delle Ande, su sentieri inca che si perdono nel vuoto e nella vegetazione. E l'ultimo giorno si sale, prima dell'alba, a Machu Picchu.

C'e' l'olandese che ho incontrato in ostello, che nel suo poncho rosa sembra il leader di classifica mentre scende i tornanti dell'Abra Malaga. Poi uno scozzese che non teme il freddo. Fratello e sorella dall'Irlanda che lottano per le prime posizioni. Un italiano uscito da 'Il signore degli anelli'. Un gruppo di cileni che saranno la grande delusione di questo giro del Peru', tutti ritirati tra la seconda e la terza tappa e raccolti dal pulmino ammiraglia che vigila sulla buona salute degli atleti.

GIORNO 1
Un bel gruppo. Il primo giorno, sulla vetta del monte, si gela. La discesa e' molto tecnica, la strada, a tratti, e' attraversata da torrenti e cascate. Piove, ovviamente. Dopo la diffidenza iniziale, si vola, inzuppati fradici, con le ruote della bici che sollevano terra e pioggia. Nel pomeriggio, per non farsi mancare nulla, partiamo per fare rafting. Il fiume e' impressionante, gonfio per il mese delle precipitazioni, con rapide di livello tre e mezzo, a tratti quattro. Lottiamo per due ore contro la forza della corrente, volando da una parte all'altra. Uno dei due gommoni viene letteralmente scaraventato per aria e piccoli caschi gialli annaspano tra le onde cercando salvezza. A conti fatti, un solo ferito.
Piu' uno caduto in bicicletta. Meno due per la lotta in classifica.

GIORNO 2
Partenza alle sette di mattina, piove, insistentemente. Si cammina, la strada e' chiusa per la presenza di frane. Attraversiamo un tratto di corsa mentre ancora le rocce rotolano gettandosi nel letto del fiume impetuoso. Dopo un po' la pioggia se ne va e si sale sul fianco della montagna, sull'antico sentiero inca, fatto di pietre e gradini. Quando la strada esce dalla macchia di alberi di maracuja il paesaggio e' impressionante. Siamo praticamente nel vuoto, aggrappati a una lingua di roccia che cammina sullo strapiombo. C'e' chi e' in grossa difficolta'. Chi mastica foglie di coca. Tutti ci segnamo il volto con il rosso estratto da una pianta rituale, come gli antichi messaggeri. Oggi si fa classifica. Al termine della tappa, forse nove, dieci ore nelle gambe.

GIORNO 3
Si riparte, in cammino. Un ponte di corda sul fiume. Poi una carrucola con cestello, che passa da una sponda all'altra, mentre le gocce dei flutti di bagnano il volto. Il giorno prima abbiamo anche avuto l'ormai classico tronco d'albero per attraversare una stretta gola che, nell'immaginario di tutti, era popolata da piraña e coccodrilli. Nel pomeriggio appare la sagoma della montagna di Machu Picchu, e il pueblito turistico di Agua Caliente, ultima tappa prima della salita alla meraviglia del mondo.

GIORNO 4
Sono le quattro di mattina e c'e' grosso fermento tra le strette vie di Agua Caliente. Alle quattro e mezza apre il ponte per iniziare la salita a Machu Picchu. Il sito apre alle sei, e chi vuole visitare la parta piu' alta, ovvero la montagna di Huayna Picchu, deve rientrare tra le prime quattrocento persone. Da non dimenticare che alle cinque e mezza inizia il servizio autobus, al prezzo esagerato di quindici dollari, ma comunque molto richiesto. Ma il vero viaggiatore sale a piedi, sia chiaro.
Gradini di pietra, al buio, luce di torce e gente che corre, poi crolla, su panchine improvvisate. Ce la facciamo, in un'oretta. L'olandese a tirare il gruppo, l'italiano in fuga con il colombiano rivelazione, gli irlandesi determinanti nella fase finale. Tutto il gruppo qualificato.
E poi, cosa dire. Machu Picchu. Una citta' sulla cima di una montagna, sentieri che si inerpicano sulle vette, lama che brucano indisturbati. Un tempio astronomico che segna equinozi e solstizi con una precisione inaspettata, terrazzamenti per le coltivazioni, e il rumore, lontano, del fiume Urubamba, ridotto a una linea sottile sul fondo della valle.
Fine del tour. La sera si fa ritorno a Cuzco, in treno e autobus, con una meraviglia del mondo in piu' negli occhi e nel cuore.

SOUNDTRACK: Muse - Feeling good (VEDI VIDEO)



giovedì 22 settembre 2011

Come sconfiggere Ryanair in dieci semplici passi

Sembrano finiti i tempi delle offerte incredibili. Stratosferiche. Cinque euro. Un euro. Un centesimo. Quei prezzi fuori da ogni logica che per alcuni significava l’occasione per il viaggio della vita. E che per altri erano uno specchietto per allodole ricaricato di assicurazione extra, eccedenze di bagaglio, priorità d’imbarco che facevano lievitare non poco il costo finale.
Il sito di Ryanair, leader delle compagnie low cost, oscilla da tempo con offerte dai 9 ai 15 euro. Cifra sempre estremamente vantaggiosa, ma meno sognante, meno fuori dagli schemi.

Facciamo chiarezza una volta per sempre: le offerte esistono. Se leggo cinque euro, posso effettivamente pagare solo cinque euro. Basta essere attenti e preparati per dribblare le insidie delle spese non comprese. Vediamole passo per passo:

1)  Innanzi tutto, leggiamo le condizioni dell’offerta: è valida per volare in un determinato periodo e solo in certi giorni, differenti da tratta a tratta.
2)    Non abbiamo bagagli, se non quello a mano. Dimensioni 55x40x20cm, 10 kg massimo e deve contenere tutto quello che ci portiamo, compresi sacchetti degli acquisti, pc portatile, videocamera, marsupio, borsetta… Vi rimando a un post specifico sullo spinoso argomento QUI. Resta la facoltà di imbarcare il bagaglio da stiva: 15 euro per 15 chili, 25 euro per 20 chili.
3)  Sicuramente, non vogliamo acquistare l’imbarco prioritario, specialmente se questo costa 6.05 euro.
4)  Stesso discorso per l’assicurazione di viaggio: dal menù a tendina del paese di residenza selezioniamo ‘Assicurazione di viaggio non richiesta’. Si trova tra Latvia e Lithuania, l’ultimo posto dove il viaggiatore medio andrebbe a cercare. E anche questi 17 euro ce li siamo tolti.
5)     Non vogliamo un sms di conferma, del costo di 1.21 euro. Ci basta la mail che ci arriverà comodamente e gratuitamente.
6)      Personalmente non voglio neanche acquistare il bagaglio a mano Samsonite approvato Ryanair. Comunque è a vostra disposizione al concorrenziale prezzo di 99 euro.
7)  Avanti: confermiamo i nostri dati e all’improvviso… spunta nuovamente la richiesta dell’assicurazione di viaggio! Dai, solo 17 euro, prova anche tu…
8)  Abbiamo superato la prima pagina. Pausa caffè. Prossima insidia l’offerta di un bel noleggio auto per quando saremo atterrati. No, grazie.
9)    Ultimo importante dettaglio: il pagamento. Per non pagare commissioni  bisogna avere una carta prepagata Mastercard, altrimenti 7 euro in più. Personalmente sono passato da Postepay (circuito Visa) a Postepay Gift (circuito Mastercard). Stessa comodità ma zero spese extra.

E  potrebbe essere finita qui. Ma, al punto dieci…

10)  Ricordate di stampare il check-in online! Stamparlo in aeroporto comporta l’esagerato addebito di 40 euro.

Ora anche voi siete pronti a sconfiggere Ryanair!

sabato 17 settembre 2011

Finlandia: The sauna experience

Tampere, Finlandia. Il centro abitato lascia presto il passo a un bosco antico e silenzioso. Aria frizzante e qualche scoiattolo che volge il capo con sguardo interrogativo. L’arrivo sulle sponde del lago Näsijärvi,  regala un’ immagine da cartolina, con sole disegnato all'orizzonte, distesa gelata e una piccola casetta di legno dal comignolo fumante.
E’ una delle più antiche saune comunali, una vera e propria tradizione da queste parti. Rauhaniemi Kylpylä.

Nonostante gli ovvi problemi con la lingua finlandese, decifro il cartello d’ingresso, pago cinque euro, ritiro l’asciugamano, e mi avvio verso lo spogliatoio. Una volta ‘in divisa’, ovvero costume da bagno, cuffia di lana in testa per non bruciarsi i capelli e salviettone appoggiato sportivamente su una spalla, si fa un salto sotto la doccia. E, finalmente, la pesante porta di legno della sauna mi si para di fronte. Dall’oblò appannato lancio un’occhiata all’ambiente interno, individuo un luogo tattico dove posizionarmi, e via. Credo farà caldo, là dentro.
Una vampata di vapore mi si abbatte contro. Salgo due scalini mentre già gocce di sudore rigano il volto. La temperatura è impressionante, nulla a che fare con una sauna convenzionale. Una grande caldaia a legna campeggia nel centro della stanza, tre fili di panche su ogni lato. A terra un secchio di legno accanto a un grosso finlandese biondo che con un mestolo di tanto in tanto butta acqua sulle pietre poste sopra la caldaia. Devo resistere, almeno trenta secondi. Inizio a contare. Giunto a diciotto, entro seriamente in crisi: decido di uscire. Prima di essere sulla porta una signora mi ferma per spiegarmi che ho dimenticato di prendere il sedile, una tavoletta di legno, per non arroventarmi il lato b. Esco, mediamente lesso, e realizzo una grande scoperta. In sauna capisco il finlandese.

Secondo step del trattamento: si cammina lungo un tappetino che porta al di fuori della sauna. Il tappetino finisce nel lago. Si, c’è un buco nel ghiaccio e una scaletta per entrare in acqua. Shock caldo/freddo, il segreto della pelle liscia dei popoli del nord. Mi butto. Con un colpo solo fa meno male, dicono. Ed è piuttosto piacevole; certo, anche qui vale la regola fuori in sessanta secondi, visto che la temperatura è zero gradi.

Ma l’effetto finale è splendido, una persona rinata, rilassata, energica. E in quel momento il solito finlandese butta un pacco di wurstel sulla griglia predisposta vicino all’ingresso e si ributta in sauna. Si ricomincia.

SOUNDTRACK: Bjork - Big time sensuality (VEDI VIDEO)

venerdì 16 settembre 2011

Thailandia: THE BEACH (Danny Boyle, 2000)

Ho visto 'The beach', regia di Danny Boyle, 2000. Con un Leonardo di Caprio nei panni di backpacker insoddisfatto in Thailandia, alla ricerca della fantomatica 'spiaggia' da sogno, in bilico tra leggenda metropolitana e voglia d'avventura. 
Ve lo dico subito, la mitica spiaggia esiste. Maya Bay, sulla piccola isola di Phi Phi Lee. Disabitata, parco naturale, meraviglia della natura. Raduno di massa di turisti barche e motori. Supermercato della bellezza, al quale ognuno vuole affacciarsi per sfoderare le proprie armi tecnologiche in una sfida a suon di megapixel.
La meraviglia è un bene comune, al giorno d'oggi.

Mi piace Danny Boyle. Ho visto quasi tutti i suoi film. The millionaire con le contraddizioni dell'India sullo sfondo. Sunshine e il viaggio verso il sole che si sta spegnendo. E quest'anno 127 ore, la drammatica storia vera di un alpinista rimasto incastrato in un canyon nello Utah. Ho capito due cose: primo, una storia vera è quasi sempre drammatica. Secondo, Danny è un viaggiatore e non lo sa.

SOUNDTRACK: Moby - Porcelain (GUARDA VIDEO)

giovedì 15 settembre 2011

About

Callejero nasce dall'idea di un viaggiatore per i viaggiatori. Un luogo per raccontare, scoprire, mostrare, con un punto di vista differente. Distante dal turismo e dalle logiche di mercato.
Perché il viaggio è uno stile di vita. Un atteggiamento di apertura verso la gente, la cultura, la tradizione. E' condivisione. 

Callejero è fatto di esperienze vere, vissute. Senza soldi, senza programmi, senza guide di viaggio. Sulla strada.

L'intento è raccontare un modo per viaggiare low cost, per addentrarsi nelle realtà che si attraversano e sfruttare le infinite possibilità che un mondo sempre più interconnesso ci offre.

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TOP TEN, dieci cose, dieci luoghi, dieci cibi. Personali e curiose classifiche dell'universo mondo.


Le persone non fanno i viaggi. Sono i viaggi che fanno le persone.

mercoledì 14 settembre 2011

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